Penso che il filo conduttore nel mio lavoro sia la percezione della presenza umana nell'ambiente. Nella prima serie di opere che ho esposto, le camere da letto (1994-1999), mi sono soffermato sulle impronte lasciate sul letto da corpi assenti o alle volte presenti: gli indizi del passaggio di qualcuno, la descrizione di una esistenza precisa in un ambiente privato. Le montagne, i cieli e gli alberi (1998-2000), li ho usati in quanto simboli utilizzati dalle religioni. Nelle pieghe di un'onda o le rughe di una montagna volevo, in qualche modo, alludere alla mano che le ha plasmate, cioè - per chi è credente - quella di Dio, che potremmo anche considerare il primo uomo, in quanto ci ha creati a sua immagine e somiglianza. Nelle figure e nei crocifissi (2001), ho affrontato il corpo umano come soggetto principale. Ho cercato di dar tanto peso e volume al corpo, ed ho eliminato ogni riferimento esterno, immergendolo nel buio. Ciò per sottolineare quanto l'uomo è diverso rispetto agli altri esseri viventi, e quanto è grave la sua responsabilità come dominatore del mondo. Nelle città in rovina (2001-2005), ho messo in scena una delle conseguenze di questa responsabilità, cioè la distruzione da parte dell’uomo del suo stesso ambiente e di ciò che in esso vi ha costruito, in nome di un'inutile corsa al progresso. Infine, nella serie più recente, Terre di Nessuno (dal 2005) e Trash (dal 2007), che ha dato inizio a questa riflessione, il passaggio dell'uomo non è più evidente, o appare remoto: talvolta lo si può solo ipotizzare.

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